Premessa – Nel rapporto annuale sull’attività di antiriciclaggio stilato dall’Uif risulta il modesto contributo dei professionisti e degli operatori non finanziari, da cui provengono, rispettivamente, il 3,3 e l’1,6 per cento delle segnalazioni antiriciclaggio; sono valori che secondo l’Uif appaiono non proporzionati al peso effettivo di tali categorie nell’attività economica esposta al rischio di riciclaggio; un “cono d’ombra” nell’attività di collaborazione.

Rapporto Uif
– Il 13 luglio 2015 l’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) ha pubblicato il suo “Rapporto sull’attività svolta nel 2014”. Dal rapporto risulta che nell’anno trascorso (2014) la UIF ha ricevuto circa 71.700 segnalazioni di operazioni sospette, con un incremento di oltre 7.000 unità rispetto al 2013. Tale risultato rappresenta un nuovo picco nel numero annuo di segnalazioni e conferma l’accentuato trend di crescita di lungo periodo manifestatosi successivamente alla riforma del sistema antiriciclaggio del 2007 e proseguito anche nel primo semestre del 2015.

Aumento – L’aumento del numero delle segnalazioni testimonia un significativo miglioramento della sensibilità degli operatori sui temi dell’antiriciclaggio. Al di là della fisiologica e sostanzialmente stabile percentuale di casi irrilevanti o non suscettibili di ulteriore approfondimento, la crescita appare in larga misura generata dalla capacità degli operatori di intercettare e segnalare fenomeni effettivamente sospetti: in oltre il 70 per cento dei casi analizzati nel 2014, le valutazioni di rischio della UIF e dei soggetti obbligati sono state convergenti; per oltre il 50 per cento delle segnalazioni, il rating finale assegnato dall’Unità dopo l’analisi finanziaria ha confermato il livello di rischio medio o elevato già attribuito dal segnalante.

Categorie segnalanti – Secondo l’Uif se il sistema delle segnalazioni di operazioni sospette, complessivamente considerato, dimostra un elevato livello di adeguatezza, progressi vanno ancora perseguiti sul piano dell’omogeneità del contributo fornito dai singoli operatori o da specifiche categorie di essi. Alcuni segnalanti, anche di rilevanti dimensioni, interpretano la collaborazione a fini antiriciclaggio prevalentemente in chiave di deresponsabilizzazione, basando le proprie segnalazioni non tanto su concreti indici di sospetto, quanto sulla carenza di elementi conoscitivi per la mancanza di un’adeguata verifica del cliente. Ne derivano segnalazioni intrinsecamente povere, destinate all’archiviazione per l’indeterminatezza dei sospetti manifestati, poco utili nella prospettiva sia della prevenzione sia della repressione.

Operatori – Permangono aree di criticità per talune categorie di operatori. La crescita delle segnalazioni pervenute nel 2014 è in buona parte ascrivibile all’aumento (circa il 10 per cento) di quelle trasmesse da banche e Poste che rappresentano oltre l’82 per cento del totale. In crescita risulta anche il contributo delle imprese di assicurazione e di altre tipologie di intermediari finanziari, tra cui gli istituti di pagamento e gli istituti di moneta elettronica. Si tratta di risultati che riflettono anche l’intensa attività di regolazione e controllo svolta in questi anni dalle Autorità di vigilanza di settore.

Professionisti – Secondo l’Uif i livelli di collaborazione conseguiti nel comparto finanziario mettono ancor più in risalto il modesto contributo dei professionisti e degli operatori non finanziari, da cui provengono, rispettivamente, il 3,3 e l’1,6 per cento delle segnalazioni; sono valori che appaiono non proporzionati al peso effettivo di tali categorie nell’attività economica esposta al rischio di riciclaggio; un “cono d’ombra” nell’attività di collaborazione. Un maggiore coinvolgimento nella prevenzione del riciclaggio stanno dimostrando, tuttavia, il notariato e alcuni operatori del comparto dei giochi e delle scommesse.

Autore: Redazione Fiscal Focus